Cristo di Cuba, in piedi su una collina dell’Avana

Una collaborazione di Yoanna Cervera/ Foto: Abel Rojas Barallobre
Un’immagine sorprende il passante curioso: all’improvviso, sembra di essere a Rio, vicinissimo a quella celebre scultura. Ma no, siamo a Cuba, anche se vicini a un Cristo, ma all’Avana. La stessa figura con le braccia aperte, lo stesso gesto protettivo; ma il mare visto dal basso è diverso, il caldo è diverso e anche la sua storia è diversa.
Il Cristo dell’Avana fa capolino dalla collina di La Cabaña, proprio all’ingresso della baia. Invece di trovarsi sulla cima di una montagna, sorge su una collina che domina il lungomare del Malecón e il centro storico della capitale cubana. Con i suoi 20 metri di marmo bianco, appare imponente, come se potesse mettersi in cammino da un momento all’altro.
La storia di questa scultura è curiosa. È opera di Jilma Madera, un’artista cubana che ricevette l’incarico negli anni ’50. Si narra che la moglie dell’allora presidente Batista desiderasse un dono per la chiesa, e l’opera fu realizzata in marmo di Carrara, lo stesso marmo utilizzato da Michelangelo. Fu inaugurata nel 1958, un anno prima del trionfo della rivoluzione cubana. Così, dal suo piedistallo, Cristo fu testimone della trasformazione dell’intero Paese.
La costruzione di questo gigante non è durata un mese, bensì quasi due anni. Le pietre, 67 blocchi di marmo bianco di Carrara, sono arrivate via nave dall’Italia all’Avana. Lì, scultori italiani hanno lavorato ogni singolo pezzo, li hanno numerati come in un puzzle e poi li hanno assemblati su una struttura d’acciaio sull’isola. Si dice che gli operai cubani e italiani si capissero a malapena a parole, ma comunicassero tutto con i gesti.
E come ogni monumento di questo genere, anche questo Cristo ha le sue leggende. Gli anziani dell’Avana raccontano che quando un uragano si avvicina alla città, lo sguardo della statua si intensifica, come se soffiasse per deviare il vento. Si dice anche che chiunque salga i gradini per raggiungerlo all’indietro ed esprima un desiderio senza voltarsi indietro, vedrà quel desiderio esaudito. Sono solo leggende popolari; bisogna provare per averne la certezza.
Che legame ha con le altre statue di Cristo nel mondo? Secondo le fonti storiche, Jilma Madera si recò in Brasile prima di creare la sua, dove vide il Cristo Redentore, ne studiò le dimensioni e ne rimase affascinata dalla maestosità, ma decise di non copiarlo. Ecco perché quello dell’Avana è più piccolo, più sereno e rivolto verso il mare anziché verso la giungla. Oggi, altre gigantesche statue di Cristo si ergono in Bolivia (il Cristo della Concordia a Cochabamba, il più alto delle Americhe), in Colombia, in Venezuela e persino in Spagna, come il Cristo di Otero a Palencia. Tutte condividono un’espressione simile, ma ognuna veglia sulla propria città a modo suo.
Oggi, questa statua del Cristo è diventata un’attrazione turistica. Raggiungerla è una semplice avventura: si può arrivare in auto o a piedi percorrendo la strada che costeggia la baia. Una volta in cima, la ricompensa è una vista a 360 gradi. Da qui si possono ammirare il Campidoglio, El Morro e le navi che entrano ed escono dalla baia. Al tramonto, il sole si cela dietro la città e il Cristo si trasforma in una silhouette dorata.
I viaggiatori che arrivano all’Avana di solito visitano il Malecón, Plaza Vieja e il Floridita, ma pochi si prendono il tempo di salire fino al Cristo Redentore. È un errore, perché da quel punto di osservazione privilegiato, con le braccia protese sul mare, si capisce perché gli abitanti del luogo lo chiamano “il protettore”. Non è solo una statua; è un simbolo che veglia, che resiste agli uragani e allo scorrere del tempo, che rimane saldo.
Ora lo sapete: se andate all’Avana, trovate un pomeriggio libero, attraversate il tunnel della baia e salite fino a La Cabaña. Potete anche prendere il famoso traghetto da Regla che attraversa la baia e arrivarci a piedi. Il Cristo Redentore vi aspetterà con lo stesso sguardo di sempre, come se sapesse che, in fondo, tutti i sentieri dell’isola passano sotto i suoi piedi.
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